L’intervista. Leggere (e crescere) senza aver paura delle parole

Sono il mezzo per meravigliosi viaggi nel mondo della fantasia e uno straordinario strumento per crescere, grazie alle parole. Tutte le parole, se usate nel modo giusto. Perchè i libri per ragazzi, come spiega Pino Costalunga, hanno un nemico: il politically correct.

Come il libro può diventare uno strumento di dialogo e come cambia la letteratura per bambini? Sono stati i temi  al centro del nuovo incontro della Scuola per genitori di Confartigianato Impresa Famiglia che giovedì 9 febbraio ha ospitato nella sede di Schio Pino Costalunga.  Costalunga, attore e regista vicentino,  si è ritrovato spesso a lavorare nelle scuole e si è naturalmente avvicinato alla narrazione e alla scrittura di testi per bambini. Una passione sfociata anche in importanti collaborazioni in Svezia, dove ha scoperto un forte legame con la letteratura nordica per ragazzi. La riduzione teatrale di Pippi Calzelunghe gli è valsa nel 2008 anche il premio del Ministero della Cultura come spettacolo per ragazzi più visto in Italia. 

Pippi Calzelunghe desta ancora un interesse enorme. A partire da un anno e mezzo i bambini ne vanno già pazzi. Come mai?

Astrid Lindgren è stata la prima in assoluto a scrivere un libro dallo stesso punto di vista di un bambino. Cosa c’è di più interessante per un bambino che decidere ogni giorno cosa fare e vivere di amicizie forti? Pippi, poi, non conosce l’etichetta, è spontanea, di grande bontà d’animo e sa raccontare storie meravigliose.

Recentemente si è acceso un dibattito su Pippi: è stata persino considerata razzista e bollata come figura negativa. Ma non è un’esagerazione?

Oggi anche la letteratura per bambini viene passata ai ‘raggi x’ del politically correct. Per vendere ci si adegua alle paure degli adulti, alla loro ‘pancia’. Ma la buona letteratura non può essere buonista. Ho appena portato in teatro Pollicino e nella fiaba  l’orco sgozza le figlie. Non si dovrebbe leggerlo? Ho amici librai, assolutamente competenti, che si vedono riportare libri che hanno consigliato o perché c’è la parolaccia o perché c’è un riferimento alla sfera affettivo-sessuale o alla morte.  Ma il bambino è assolutamente in grado di capire la realtà quando viene spiegata con il linguaggio giusto.

I grandi credono di proteggere i figli così e di dare loro un’educazione.

Ma nella lettura bisogna anche imparare a decifrare dei codici. La parolaccia fine a se stessa è assolutamente negativa. Ma ci sono contesti che la giustificano e non puoi censurarla, va mediata dal genitore.  Ai bambini va raccontata la realtà, pur con l’ausilio della fantasia.

Qualche esempio?

Ne ‘Le scarpe magiche del mio amico Percy’ di  Ulf Stark , il più grande autore svedese contemporaneo per bambini,  c’è un capitolo che si intitola ‘Donne nude’. Racconta che da ragazzino con i suoi amici vedeva sopra il tetto di una casa di riposo le infermiere che, nella pausa, andavano a prendere il sole a seno nudo. Quanti da ragazzini lo hanno sognato? E i bambini gli hanno anche chiesto: perché scrivi parolacce nei tuoi libri?

 E qual è stata la risposta di Stark?

Stark ha semplicemente detto questo: ‘Nel mondo ci sono tanti colori: il blu, il giallo, il verde … e anche il marrone. A me il marrone non piace, ma non posso evitare che esista e devo trovare le parole giuste per raccontarvelo’.

Ecco anche il perché dell’importanza della lettura a voce alta.

Sì, la lettura ad alta voce è rassicurante rispetto alle parti dure di un testo, è la mediazione con la realtà.  Ma i bambini vengono lasciati soli e poi i genitori si preoccupano delle parole scritte nei libri che i bimbi segnalano loro . E di quello che possono vedere ogni volta che accendono la Tv?

Siamo arrivati ad avere paura delle parole?

E’ così. Nelle scuole i bambini mi chiedono che età ho, poi mi dicono ‘sei vecchio’ e gli insegnanti li rimproverano per aver usato questo aggettivo. Ma non dobbiamo avere paura delle parole. Il politically correct, poi, sta facendo danni terribili perché il nostro lato cattivo continuiamo ad averlo e dobbiamo gestirlo, non nasconderlo.

Come reagiscono i bambini quando racconta loro storie con temi forti?

Ricordo, in una quinta elementare, la lettura di un testo di Ulf Stark , “Sai Fischiare Johanna?”.  Parla di solitudine, di amicizia e morte in maniera delicatissima. Ha originato una serie di racconti dei bimbi sulla loro solitudine che non mi aspettavo.

La lettura mediata dall’adulto come contributo all’educazione emotiva?

Sì, servono tempo e pazienza, ma ne vale la pena. I bimbi hanno sempre più bisogno di capire le loro emozioni e dove dirigere la loro affettività. Non sono psicologo né pedagogo, ma tanti incontri con bambini me l’hanno confermato.

Qual è il criterio secondo il quale i genitori scelgono i libri per i loro figli?

Quello televisivo, dei personaggi di successo. Ormai fatico a raccontare storie di orchi perché l’orco per i bimbi è quello buono e divertente di Shrek …

 A volte i genitori vorrebbero che i loro figli leggessero altre cose oltre a quelle commerciali, ma non sempre ci riescono.

L’importante è che si avvicinino al piacere della lettura.  Poi, come dice lo studioso inglese Aidan Chambers ci sono tre diversi stati d’animo con i quali la si affronta. Il primo è ‘Leggere per il passato familiare’ ovvero letture rassicuranti. Il secondo è ‘Leggere per il presente’ cioè libri che parlano di ciò che sentiamo e qui è importante la mediazione di un adulto che deve fornire le chiavi di lettura e i valori di riferimento per affrontare poi il terzo stato d’animo : ‘Leggere per il futuro possibile’ cioè la lettura come mezzo per capire meglio il mondo e come rapportarsi alla realtà.

Come va scelto invece un libro da leggere ai bambini?

Innanzitutto deve piacere a chi lo legge, altrimenti è inutile: non passa il piacere della lettura. Lo psicanalista austriaco Bruno Bettelheim  che si è interessato di lettura psicanalitica della fiaba nel suo bellissimo saggio “Il Mondo Incantato” racconta che Goethe si divertiva un mondo con la madre, grande narratrice . Non dico che leggere a voce alta crei scrittori e nemmeno  che faccia diventare persone migliori, ma di certo crea un legame.  E di sicuro chi legge buona letteratura ha più chiavi per interpretare la realtà.

A scuola non è sempre facile appassionare alla letteratura o alla poesia i ragazzi. Per lei come è stato?

Credo si possa parlare della costruzione di un verso o di un testo solo dopo averne fatto cogliere la bellezza. La mia insegnante di greco ci leggeva i testi direttamente in lingua originale, non capivamo granché, ma sapeva trasmettere benissimo le emozioni. Leggere a voce alta rende la parola viva. Ed è a lei che devo il mio mestiere.

Cinzia Zuccon Morgani

Ed ecco qualche titolo… 

Lasciare che i bambini ci interrompano per spiegazioni durante la lettura? “Meglio di no -spiega Pino Costalunga- si spezzerebbe il filo narrativo. Quando leggo chiedo ai bambini di fare domande alla fine. Se la lettura è espressiva concetti e parole si intuiscono”. Ecco alcuni titoli suggeriti da Costalunga da leggere ai bambini o da proporre loro se sono più grandi.

Per i piccolissimi:

‘Chi vuole un rinoceronte a un prezzo speciale?’ di Shel Silverstein

‘Tararì Tararera’ di Emanuela Bussolati

‘I Difetti dei Grandi’ di Janna Carioli (filastrocche)

Per i bambini delle elementari

Asa Lind ‘Lupo Sabbioso’

Moni Nilsson ‘Tsatsiki e ‘ma’ e ‘Tsatsiki e ‘pa’.

David Grossman  ‘Storie per una buonanotte’.

Bernard Friot ‘Il mio mondo a testa in giù’ e ‘La mia famiglia e altri disastri’

Tra gli italiani Roberto Piumini, Angela Nanetti, e Bruno Tognolini

Per i ragazzi in età di scuole medie:

David Almond con ‘Skellig’

Guido Sgardoli e il pluripremiato ‘The Frozen Boy’

Neil Gaiman ‘Cimitero senza lapidi ed altre storie nere’

Pubblicato su ‘Il Giornale di Vicenza’ il 9 febbraio 2012 pag. 20

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2 risposte a L’intervista. Leggere (e crescere) senza aver paura delle parole

  1. agersocialslow ha detto:

    Un interessante articolo e per chi ormai è più nonno che genitore…un pò di materia per fantasticare!

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